Le marche dei mestieri


Jesi

Jesi

Jesi ha origini molto antiche, venne fondata dall'antico popolo degli Umbri; si ritiene sia stata l'ultimo avamposto degli Umbri in territorio piceno. Nel IV secolo a.C. i Galli Senoni, popolazione celtica calata dal nord (Senoni dalla città francese di provenienza Sens), scacciarono gli Umbri e si stanziarono sulla costa orientale dell'Italia, da Rimini ad Ancona, in quello che venne denominato Ager Gallicus. Stabilirono il confine sud del loro dominio sul fiume Esino facendo di Jesi l'ultima roccaforte di difesa contro i Piceni. Vi fondarono "Sena Gallica" (Senigallia) che divenne la loro capitale.

Molte sono le perle d'arte della città di Jesi che si conservano nel suo aspetto medievale circondata da alte mura sulle quali spicca il Torrione del Montirozzo ('400), simbolo della città; il Duomo di San Settimio (XII-XIV sec.) e la chiesa gotica di San Marco ('200), il Palazzo del Podestà e il Palazzo del Comune (XII sec.), il Palazzo della Signoria di epoca più tarda (metà del '400) e capolavori d'arte rococò come Palazzo Pianetti(metà del '700) che oggi ospita la Pinacoteca Comunale che conserva capolavori del pittore venezianoLorenzo Lotto, che qui operò nella seconda metà del '400. 

Significativo esempio di dimora aristocratica settecentesca fu progettata da Domenico Luigi Valeri ed è ispirata in parte a modelli austro-bavaresi. Al piano nobile ha una galleria rococò a stucchi colorati e sale decorate da Placido Lazzarini con Storie di Enea.
Nella collezione d'arte antica, che comprende le opere delle congregazioni religiose soppresse nel 1867, spiccano i dipinti eseguiti da Lorenzo Lotto per le chiese e le confraternite di Jesi, dalla giovanile Deposizione (1512) alle opere della maturità come la Madonna col Bambino e i Ss. Giuseppe e Girolamo (1526) e la monumentale pala con le Storie di S. Lucia (1532).

Importanti sono anche le opere di Nicola di Maestro Antonio da Ancona (Cristo morto nel sarcofago sorretto da due angeli), di Giuliano Presutti, di Pietro Paolo Agabiti (Madonna col Bambino in trono e i Ss. Giovanni Battistae Antonio da Padova), di Raffaellino del Colle (Madonna di Loreto tra i Ss. Filippo e Gacomo) e la tela di Cristoforo Roncalli detto il Pomarancio, la Sacra Famiglia con S. Giovannino.

La cinta fortificata, tra le meglio conservate dell'intera regione, racchiude il nucleo medievale della città, di compatta forma trapezoidale, per un perimetro di circa 1,5 km. Vennero erette nel XIV secolo sul tracciato delle più antiche mura romane, rappresentando il simbolo della libertà Comunale. Nel XV secolo vennero quasi totalmente ricostruite (fa eccezione la parte detta del "Montirozzo") ad opera dei famosi architetti militari Baccio Pontelli e Francesco di Giorgio Martini. Sono costituite da alti muraglioni cortinati con beccatelli, rinforzati da torrioni e aperte da sette porte (oggi ne restano aperte solo quattro). La conformazione delle mura varia in rapporto alla morfologia del terreno che presenta livelli di quota differenziati, dalla pianura (66 m slm.) alla collina (96 m slm.). Le mura della parte meridionale, racchiuse tra il Torrione Rotondo e il Torrione di Mezzogiorno (costruito nel 1454), erano fiancheggiate da un fossato, oggi interrato, e si p esentano "basse", caratterizzate da semplici cortine verticali con beccatelli e caditoie. Si fanno più alte e imponenti sul versante orientale, poste sui pendii, che hanno cortine rafforzate con scarpata per una maggior difesa contro le armi da fuoco. Sulla parte più alta, quella nord-occidentale, che si apriva sul prolungamento della città "nuova", la cosiddetta "Addizione di Terravecchia", sorgeva la Rocca Pontelliana, eretta su progetto di Baccio Pontelli, appunto, a partire dal 1487 e già demolita nel 1527, l'ultimo torrione (di fianco l'Arco del Magistrato) venne smantellato nel 1890.

 Arco Clementino

L'Arco Clementino è un arco trionfale eretto nel 1734, su progetto dell'architetto Domenico Valeri, in onore di papa Clemente XII degli Orsini. Fu un gesto di omaggio verso il pontefice che si era reso benemerito per l'abolizione del dazio sul grano e la sistemazione della strada che collegaNocera Umbra con l'Adriatico e che venne chiamata, da allora, "Clementina" (l'attuale Statale 76). L'Arco Clementino costituisce il punto focale del lungo asse prospettico e fortemente scenografico del Corso settecentesco oggi intitolato a Giacomo Matteotti.



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