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Marche: prove di risalita per artigianato e pmi

Fatturato e investimenti in aumento ma siamo ancora lontani dai numeri del 2005

Dopo aver toccato il fondo nel 2013, quest’anno è arrivato qualche timido segnale di ripresa per l’artigianato. Ad affermarlo l’indagine congiunturale semestrale “Trend Marche”, realizzata dall’Osservatorio integrato sulla piccola e media impresa delle Marche, a cura di Cna e Confartigianato Marche, con il contributo della Banca Popolare di Ancona e la collaborazione dell’Istat regionale.

 

I dati di Trend Marche, presentati mercoledì 17 dicembre ad Ancona presso la sede della Regione Marche, parlano di un fatturato in crescita nella prima parte del 2014 dell’1,5 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente mentre gli investimenti hanno registrato un incremento del 27 per cento. Dal lato dei costi, si registra un aumento della spesa per retribuzioni (+2,5 per cento) ed un dimezzamento (-59 per cento) di quella per la formazione, che finirà per incidere pesantemente sulla loro competitività.

Sono intervenuti il presidente della Confartigianato Marche Salvatore Fortuna ed il vicepresidente Cna Marche Marco Tiranti. Inoltre i professori Ilario Favaretto dell’Università di Urbino “Carlo Bo” e Gian Luca Gregori dell’Università Politecnica delle Marche, il direttore della Banca popolare di Ancona Nunzio Tartaglia, gli assessori regionali all’artigianato Sara Giannini e al bilancio Pietro Marcolini.

La lieve risalita del fatturato e la ripresa degli investimenti, secondo l’indagine di Cna e Confartigianato, è dovuta quasi esclusivamente ad un “rimbalzo”, dopo la caduta dell’anno scorso, che aveva registrato un crollo degli investimenti del 32,7 per cento.
A far crescere, seppure con percentuali modeste, il fatturato delle imprese artigiane marchigiane, sono stati soprattutto il terziario (+4,1 per cento) e le costruzioni (+2,4 per cento) grazie esclusivamente alle ristrutturazioni edilizie e agli interventi per il risparmio energetico, spinti dagli sgravi fiscali.

Il manifatturiero continua invece a perdere fatturato (-0,6). In particolare prosegue la crisi dellameccanica (-4,9) e del calzaturiero (-6,8) mentre cresce il mobile (+9,5).

Questi dati” secondo Fortuna e Tiranti “non debbono illudere perché siamo ancora ben lontani dai valori precedenti la crisi, con il fatturato dell’artigianato marchigiano che è pari all’87,6 per cento di quello di dieci anni fa e gli investimenti che sono il 32,9 per cento rispetto al 2005. Per una duratura ripresa del sistema produttivo, è urgente rilanciare con forza gli investimenti in macchinari ed impianti. Purtroppo attualmente le nostre piccole imprese utilizzano il limitato accesso al credito per affrontare problemi di liquidità a breve termine (nell’84,6 per cento dei casi) e solo il 15,4 per cento per investimenti aziendali a medio e lungo termine”.

A pesare, sulle perduranti difficoltà del sistema produttivo marchigiano, è la crisi dei distretti manifatturieri. Questo perché, sostiene Trend Marche, la regione è al primo posto in Italia per incidenza del valore aggiunto prodotto dall’artigianato manifatturiero sul totale (42,5 per cento contro il 34 per cento della media nazionale e il 40,8 del Veneto che è al secondo posto.)
Le Marche sono inoltre la prima regione italiana per incidenza degli occupati nel manifatturiero sul totale. Con il 29,9 per cento precede il Veneto (27,7), l’Emilia Romagna (26,2) e la Lombardia (26,2): è evidente che, se va male il manifatturiero, vanno male le Marche.

Nei primi nove mesi del 2014 anche l’export ha rallentato la crescita. Se si escludono il settore farmaceutico e la raffinazione di petrolio, l’incremento dell’export si è fermato allo 0,9 per cento mentre è calato dell’1,3 per cento per quanto riguarda le sole piccole e medie imprese, che rappresentano il 36,7 per cento dell’export manifatturiero marchigiano. A trascinare verso il basso l’export delle piccole e medie imprese marchigiane, è stato il crollo delle vendite verso la Russia (-16,1 per cento). L’export del manifatturiero marchigiano in Russia è sceso nei primi nove mesi del 2014 da 570 a 478,2 milioni di euro, con le calzature che hanno perso il 24,7 per cento, i mobili il 22,7 e l’abbigliamento il 9 per cento.

Rilanciare i settori manifatturieri, l’export e l’agroalimentare di qualità, secondo Trend Marche, rappresentano le priorità sulle quali nei prossimi mesi dovrà concentrarsi l’azione della Regione e delle istituzioni locali, per sostenere il sistema produttivo e l’occupazione nelle Marche. Sulla stessa linea Ilario Favaretto dell’Università di Urbino che ha affermato come “dall’inizio della crisi siano scomparse oltre 4mila aziende marchigiane, di cui 2.400 artigiane. Quelle che sono rimaste, resistendo alla crisi, devono scegliere se riposizionarsi tra le imprese che puntano sull’export, sull’innovazione, sulla ricerca, sul Made in Italy. L’unica cosa che non possono fare è stare ferme. Altrimenti il sistema manifatturiero continuerà a perdere pezzi“.


 

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